Tony Allen & Jeff Mills @RomaEuropa Festival, Parco della Musica, Roma

Le cose musicali che mi emozionano di più sono le contaminazioni, e l’incontro fra Tony Allen e Jeff Mills è una contaminazione assai ben riuscita: la fusione fra le drum machine di Jeff Mills e la batteria di Tony Allen funziona molto bene. Il risultato è sicuramente qualcosa di nuovo, a tratti complesso da seguire, ma spesso fluido, facile, immediato e potente. Il livello di improvvisazione è elevato, e in effetti qualche svarione si è sentito. Ma non importa, ci sta: il fatto che questo tipo di sperimentazione non sia tecnicamente perfetta rende ancora più interessante l’opera: si ha la sensazione di essere di fronte a qualcosa di così particolare, che le imperfezioni passano in secondo piano. Anzi, forse accrescono la consapevolezza di essere dentro una cosa del tutto nuova e audace.

Raramente ho avuto sensazioni così, ricordo il concerto di Ryuichi Sakamoto e Alva Noto al Comunale a Bologna (RoBOt festival 2012) ad esempio, ma poi poco altro.

Da un punto di vista fotografico la sfida è stata duplice: avere il pass foto è stato un evento quasi casuale, e cercare di tirare fuori immagini accattivanti da un set assolutamente statico non è stato banale.

Ero in missione per Kalporz, e come di consueto la testata ha chiesto per me accredito e pass foto. Non hanno ricevuto alcuna risposta, nonostante i solleciti. Non intendevo perdere il concerto per nessun motivo al mondo, quindi ho comprato il biglietto e sono partito per Roma. Arrivato all’ingresso, per scrupolo ho chiesto se ci fosse un pass foto per me. Il mio nome era sulla lista degli accrediti, quindi mi hanno dato il pass. Sul pass, tuttavia, non c’era il mio nome, ma quello di un altro. L’ho fatto subito notare, ma mi è stato risposto “non preoccuparti, va bene lo stesso, abbiamo fatto un po’ di casino”. Me ne sono accorto.

Il concerto era nella Sala Sinopoli dell’Auditorium di Roma, un vero e proprio teatro, dall’acustica impeccabile. I tre stavano ciascuno dietro la propria postazione, non si sono mai mossi di lì. Le luci variavano pochissimo. Come rendere vario e presentabile un set di foto in una condizione in cui praticamente non cambia mai nulla?

Fatti i primi scatti, ho iniziato a girare per il teatro in esplorazione. Ho salito scale, varcato porte chiuse, attraversato ponti dietro le quinte. Ho cercato punti di vista diversi per rendere un po’ più vario il set. Ho deciso di adottare il bianco e nero perché quasi mai i colori delle luci erano un valore aggiunto per rendere interessante la scena. Spero che il risultato funzioni.

Se avete occasione di andare a sentire queste due vecchie glorie della Techno di Detroit e dell’Afrobeat, non lasciatevela scappare!

 

 

 

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